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Questo settore è dedicato a tutti coloro che per passione, affetto o semplicemente per bellezza possiedono apparecchiature audio professionali, hi-fi ed accessori. Saremo lieti di pubblicare le vostre foto di HI-FI (impianti completi o singole apparecchiature) menzionando il vostro nome purché sia materiale di vostra proprietà e non superiore all'inizio degli anni '90. inviare le foto a:info@discocity.it


a cura di Marco Reverberi Fi Hi AUDIO consigli, curiosità e riflessioni

si prega di NON scaricare e ripubblicare altrove le immagini qui riportate senza la dovuta autorizzazione del proprietario della foto, grazie


Meglio come?


di Marco Reverberi (gen 2015)


Hi-Fi "vintage" o moderno? considerazioni a tema  

a cura di Marco Reverberi (2014)


Si sa, le mode tornano, proprio come le mamme invecchiano e i figli crescono. La ruota gira ed inevitabilmente torna da capo.


Come non restare affascinati da apparecchiature costruite con grande passione trenta o quaranta anni fa? Magari un apparecchio del nostro primo, storico impianto...


Recentemente ho “riesumato” il mio primo impianto. Giradischi Lenco B-55 equipaggiato da una mediocre testina Shure, ampli Denon SA-3300, diffusori Dynaco a bass reflex aperiodico smorzato, un registratore a cassetta orizzontale Akai ed un pò di cavetti rca al di sotto della mediocrità. Ci ascoltavo i Genesis, i Pink Floyd, i Deep Purple...ma anche i M.F.S.B., la disco music ed un buon quantitativo di musica italiana e country-rock. Dato che negli ultimi anni le vecchie apparecchiature Hi-Fi sono tornate di gran moda, sento in dovere di dire la mia. Per favore basta con la storia di “quel meraviglioso suono” ed altre sciocchezze del genere. Generalmente un mediocre impianto di oggi supera abbondantemente un mediocre impianto di allora. Con le dovute eccezioni, certo, ma normalmente (parlo del 1977) chi poteva non spendeva più di settecento, novecento o anche un milione di lire per un bell’impianto. Marantz, Denon, Technics, Luxman, Scott, Pioneer erano padroni (insieme ad altri) della scena Hi-Fi dell’epoca. Suoni impastati, bassi evidenti e medi a volte fastidiosi erano nella media del periodo. I dischi comunque si ascoltavano così e ci piaceva. Le cose sono cambiate nei primi anni ottanta con l’avvento del cd. Le case produttrici non hanno perso tempo, migliorando notevolmente i propri prodotti immettendo sul mercato una lunga serie di innovazioni tecniche. Ho avuto la possibilità di ascoltare apparecchiature di fascia medio-alta prodotte in quegli anni: estremamente raffinate, realizzate con cura e dotate di componenti eccellenti. Non da meno il fattore estetico...quelle macchine sono davvero bellissime, come non se ne vedono più. Ecco che oggi si ritorna su quelle macchine ma...oltre al valore estetico, tecnico e storico si può parlare di un valore aggiunto relativo alla qualità? Siamo sicuri che il suono restituito da questi apparecchi sia più fedele di quello restituito da apparecchi “moderni”? Credo di no. Mediamente un impiantino da “minimo sindacale” costituito da apparecchi di ultima generazione è in grado di “suonarle” per bene ad uno di quegli impianti di cui sopra. Attenzione però. Me ne guardo bene da quei suoni estremamente dettagliati e velocissimi con scene super-profonde. Un disco in vinile (originale) del 1977 suonato così, non ci sta proprio. Suona meglio, d’accordo, ma incredibilmente risulta in sintonia con l’impianto del 1977 che avevo riesumato e suona...giusto! Ed ecco allora che timidamente si affaccia l’equazione del giorno: un cd pubblicato nel 2011 sta all’impianto “moderno” come il vinile del 1977 sta all’impianto “vintage”.


Mi spiego...negli anni settanta la realizzazione di un disco passava dallo studio di registrazione dove il fonico, sotto l’attenta supervisione dell’artista ed il produttore, eseguiva il “mixdown” (il missaggio finale) attraverso apparecchiature analogiche di altissima qualità. Il master finale era sempre una bobina di nastro da ¼ di pollice, velocità 38 cm per secondo. Il master veniva ascoltato e riascoltato dagli stessi più volte, spesso utilizzando impianti monitor diversi. Una volta deciso (più o meno) all’unanimità che la registrazione era corretta, il produttore consegnava il master alla casa discografica, che a sua volta si sarebbe occupata della parte industriale, stampando il lavoro su vinile. Per “registrazione corretta” si intende come ottimale relativamente alla possibilità da parte del pubblico di ascoltare il disco con gli impianti disponibili all’epoca! Allora succedeva che gli artisti spesso si lamentavano del fatto che il loro lavoro, una volta pubblicato su vinile, non suonava come avrebbe dovuto...


Questo accadeva per diversi fattori. La qualità del vinile, il metodo di stampa, ma soprattutto il “mastering”, ovvero il riversaggio in più fasi del lavoro dalla bobina ¼ di pollice per arrivare al metal master in negativo che sarebbe servito per le presse di stampa. Chi si occupava del mastering, elaborava ulteriormente il suono secondo le esigenze di stampa. Armato


di compressori, limiter, equalizzatori ed un apposito mixer “sistemava” livelli, picchi, dinamica etc. Questo non piaceva affatto


agli artisti che si trovavano spesso i loro lavori “smanettati” all’eccesso...


Ergo: ha senso ascoltare oggi una rimasterizzazione su cd evidentemente differente dall’originale?


Se sì, meglio con un impianto moderno?


Tutto questo è fortemente caratterizzato dalla soggettività. Chi intende la fedeltà anche come conservazione dell’originalità si atterrà scrupolosamente al vinile originale suonato magari con impianti d’epoca, altri cercheranno la riedizione più “smanettata”, in grado di offrire maggior dettaglio e scena, in sintonia con gli impianti moderni.


Tecnicamente gli impianti “vintage” soffrono di un annoso e sgradevole problema legato soprattutto ai condensatori che invecchiano e spesso abbandonano la loro vitale funzione, ma basta saperlo...


Le pubblicazioni di oggi sono spesso estreme. Il lavoro dell’artista viene sempre (con le dovute eccezioni) registrato e masterizzato in digitale, il vecchio mastering convertito in digitale, dove si usano dosi massicce di “dithering”, il terribile “smanettamento” di oggi.


Personalmente, grazie all’aiuto di esperti del settore, ho trovato il giusto compromesso. Con molta pazienza ho assemblato


un impianto costituito da apparecchiature dei primi anni novanta, rigorosamente inglesi e di fattura decisamente artigianale.


Exposure, Rogers, Creek, Rega, Foundations svolgono perfettamente il lavoro che regolarmente affido loro, senza distinzione di supporti, formati, originali e riedizioni.


Queste erano solo quattro chiacchiere, sicuramente soggettive, da prendere come curiosità; ma recentemente ho avuto l’occasione di ascoltare un impianto blasonato e molto costoso. Mentre ascoltavo dettagli forse mai sentiti da un cd degli U2


mi è venuta in mente una citazione estratta da un grande film:”...sei tutto chiacchiere e distintivo”.


un ringraziamento particolare ad Alessandro Brozzi, senza il quale non avrei l’impianto di oggi.

Marco Reverberi

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HI-FI: vintage o moderno?